Una ruota, di Miguel Usabiaga: a testa alta

lun prima tappa di montagna in grandi turni di solito risulta determinante, e anche ieri, solo da dietro. A Indurain piace segnare il terreno in questo modo, ha dimostrato la sua autorità su Tour e ne ha fatto un marchio di casa. Lo ripeté diversi anni, quando debuttò in montagna; come sulla scalata dell’Hautacam nel 1994 e La Plagne nel 1995. Ad Armstrong piace anche e non appena apparve la prima cavalcatura importante, attaccò e punì, come fece a La Mongie nel 2002, e anche a Hautacam nel 2000. Anche Froome ha usato questa tattica, come a La Pierre Saint-Martin nel 2015. Straordinaria strategia utilizzata dai grandi dominatori del ciclismo per spaventare i rivali, blocca la corsa e affronta il resto della montagna più comodamente. L’Etna, ieri, non ha offerto quel colpo in testa, perché tutti i leader vengono in gruppo, ma in coda. Van der Poel ignora la gara, implica che il turno non è suo; Dumoulin fugge, dimostrare che non è più quello di una volta, la sua forza mentale non si è ripresa e una buona cronometro è l’esibizione di uno specialista; Nibali, con i ciclisti crepuscolari, non riesce a tenere il passo con il ritmo del gruppo uno dei prescelti, e ovviamente da siciliano non gli piaceva perdere in casa; Superuomo Lopez si ritira, soffre di dolore all’anca sinistra. Quindi Astana, senza Nibali per la classifica generale, e senza Superuomo López, è rimasto senza un potenziale vincitore.

L’Etna, a 3.357 metri, si mostra magnificamente sulla Sicilia. Per l’arrampicata, il percorso è battezzato come Pantani, che è il più esigente. Escursione molto lunga 22 chilometrie qualche volta, in mezzo al porto, anche rumoroso, con pendenza impegnativa, circa 10%. Ma non è riuscito a scuotere la squadra del cuore. Sicuramente la dolcezza degli ultimi sette chilometri, dove le pendenze si sono scaldate al 6%, ha stretto le gambe e il coraggio. Vincitore, Il 26enne Lennard Kamna dalla Germania è un grande ciclista, con profondi colpi di pedale, che trasmettono l’immagine di una grande potenza. È stato un grande cronometro amatoriale, campione d’Europa, ma è dimagrito e ora in montagna si difende molto bene. Un ragazzo a cui prestare attenzione. Ricordo ancora la sua vittoria di tappa al Tour 2020, quando lo stesso Carapaz non riusciva a tenere il passo con la ruota. E l’altro eroe di oggi, l’Andalusia, Juan Pedro López, arrivato con Kamna, in maglia rosa, così le due fughe finirono con una taglia. Salvo il dislivello in termini di durezza della salita, la salita mi ricorda un altro gigantesco vulcano in bicicletta, ventoso, entrambi mancano di vegetazione alla loro fine. L’Etna con le sue spoglie pendici ricoperte di lava scura. E come Ventoux, domina l’intera area, e non è ostacolato, viene colpito dal vento, che potrebbe anche spaventare i corridori ad attaccare.

l’Etna, accanto a Stromboli, vicino e dominante una piccola isola della Sicilia, e il Vesuvio, sopra Pompei; sono tre famosi vulcani italiani. Direi addirittura che sono i tre vulcani più famosi al mondo. Vesuvio per la tragica e storica eruzione che seppellì Pompei, lasciandola intatta, pietrificata nel momento, così com’è, conservando tra le braccia anche gli innamorati, immortalati dalla lava. Gli scavi archeologici ci hanno permesso di scoprire questa città, la sua vita, i suoi costumi, come nessun altro rudere classico. Per la fama dell’Etna e dello Stromboli il cinema ha dovuto fare molto, le straordinarie opere del neorealismo italiano. L’Etna, e la povertà di chi vive sotto di lei, è immortalata nell’opera di Luchino Visconti, La terra trema; e Stromboli, grazie all’omonimo film di Roberto Rossellini. Un grande film che racconta la difficoltà di un ambiente conservatore ad accettare uno straniero, uno straniero, che è diverso, in questo caso una ragazza lituana. E per la precisione, lo scorso 9 maggio era il compleanno di Rossellini. Il grande regista Bertolucci ha detto che non si può vivere senza Rossellini. E, senza dubbio, il suo lavoro ci arricchisce. Stromboli è stato grande, ma guardando i ciclisti, le violenze e le fatiche di questo sport, ricordo un altro film da lui firmato: Generale della Rovere. Hard, sulla guerra, mostra l’esplicita tortura dei nazisti, e in cui un pretendente si infiltra nelle file della Resistenza antifascista. Un truffatore che cambia credendo nel suo ruolo, diventa un uomo nuovo con una coscienza.

Ricordo molto bene l’inquadratura che mi ha colpito: quando l’attore principale, Vittorio de Sica, è stato rinchiuso in una cella di prigione. Questo era un mondo sconosciuto, dove la sua trasformazione stava per iniziare. Guardò il muro, con gli scarabocchi dei prigionieri che passavano, e si fermò su uno che diceva: “Testa alta”. Perché pensato un prigioniero prima di essere preso per essere fucilato, in suo onore. Questo è ciò a cui ogni ciclista dovrebbe pensare, in ogni gara, in ogni fase, qualunque cosa accada. Dai tutto onestamente, poi tieni la testa alta.

Aroldo Ferrari

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